Terroni di Pino Aprile, una recensione da non perdere Terroni di Pino Aprile è un imperdibile saggio di carattere storico che affronta la questione meridionale in maniera diversa rispetto la letteratura consolidata.

Terroni di Pino Aprile, una recensione da non perdere Terroni di Pino Aprile è un imperdibile saggio di carattere storico che affronta la questione meridionale in maniera diversa rispetto la letteratura consolidata.

Terroni di Pino Aprile è un saggio di carattere storico che affronta la questione meridionale in maniera diversa rispetto la letteratura consolidata. Il sottotitolo del libro è “Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero Meridionali” e sintetizza perfettamente i contenuti del libro. L’autore racconta come è nata e si è evoluta la situazione socio-economica del Meridione, divenendo problema nazionale. Terroni è stato uno dei principali best seller italiani del 2010, con 250.000 copie vendute.

Pino Aprile Terroni
Pino Aprile in libreria con il libro Terroni

 

 

Terroni racconta come si è giunti all’unità d’Italia mettendo in evidenza tutti i caratteri che gli altri libri di storia hanno sempre nascosto. Nel libro si parla di stupri, eccidi e abusi fatti dai “nordisti” contro coloro che erano del Sud. Secondo le fonti dell’autore il Regno delle due Sicilie non conosceva problemi come l’emigrazione, l’analfabetismo e la povertà. La banca di Napoli era una delle più ricche d’europa, con un’enorme riserva di oro passata poi alla banca d’Italia. La flotta navale delle due Sicilie era molto potente e seconda soltanto a quella inglese.

Nel meridione si viveva di agricoltura ma c’erano anche aziende industriali importanti andate poi perdute. Ad esempio le Officine di Pietrarsa sono state la prima fabbrica italiana di locomotive, rotaie e materiale rotabile.  Altre eccellenze erano le acciaierie di Mongiana, fiore all’occhiello dell’industria siderurgica duosiciliana, o le industrie manifatturiere di Napoli. Tali aziende operavano in settori pionieristici per quel tempo.

Nella seconda parte di Terroni è illustrata l’analisi dell’autore sui danni subiti dal Mezzogiorno, e di conseguenza, la nascita della questione meridionale. Tali danni non sono limitati soltanto alla fase precedente all’unità d’Italia, ma si sono sviluppati e commessi dopo l’unificazione. Le riforme e le politiche adottate dopo l’unità hanno contribuito all’impoverimento del meridione e molto spesso sono state effettuate senza badare ai reali bisogni del territorio meridionale.

Dopo l’unificazione il sud è stato caratterizzato da un notevole flusso migratorio, molto spesso verso il nord Italia.  Tali migrazioni hanno rifornito di manodopera l’industria del nord in fase di sviluppo.

In Terroni è analizzata anche la gestione degli investimenti verso il meridione. Secondo le fonti dell’autore, la maggior parte della spesa pubblica è stata concentrata al Nord. Al Sud, invece, veniva dato un “contentino” con interventi spacciati per straordinari. Basti pensare alla “Cassa per il Mezzogiorno“.  Inoltre, le poche infrastrutture costruite hanno favorito e favoriscono il commercio da Nord verso Sud. Questo ha reso il meridione una specie di mercato interno per le aziende del nord. Non esistono, invece, collegamenti in grado di favorire rapporti commerciali tra le aziende delle regioni meridionali. Questo fattore inibisce considerevolmente le capacità di sviluppo industriale.

Facendo un esempio, nella mia stessa regione, la Puglia è difficile raggiungere la città di Taranto dal basso Salento. Si è costretti ad attraversare diversi paesi presenti sul territorio prima di arrivare a destinazione. Non vi è una strada sufficientemente sviluppata per questo scopo. Al sud manca l’alta velocità su ferrovia e le reti ferroviarie presenti sul territorio sono da restaurare.

Questo è un vero dramma per un territorio con un’alta vocazione turistica che offre moltissimo dal punto di vista paesaggistico e culturale.

Il mio capitolo preferito è “I patriarchi” e racconta il rapporto di convivenza tra i più antichi testimoni del meridione e i suoi abitanti. Questi testimoni sono gli alberi di ulivo che da secoli, se non millenni, accudiscono i popoli che hanno vissuto nel sud Italia. Riporto un pezzo del libro per chiarire il legame che c’è stato tra i popoli vissuti nel meridione e queste piante speciali.

ulivi xylella
Ulivi colpiti da xylella e ulivi sani in Salento

L’ulivo è pianta domestica: può vivere così a lungo, svilupparsi, dividersi, derivare, rinascere da un pollone e ricominciare, solo se, per tutto il tempo, l’uomo la cura; se pota i rami bastardi e alleggerisce la pianta; le tiene, zappando, sgombro il terreno intorno da essenze infestanti e più aggressive (molte); la libera dal legno morto. Quando ciò non avviene, l’ulivo inselvatichisce, decade e diviene sterile in pochi anni, quasi sempre soffocato dall’avanzata della quercia, che gli toglie terra e sole…

..Pensate per un attimo cosa vorrebbe dire se gli esuli troiani, in fuga alla distruzione del loro mondo, si portarono appresso i codici e gli dei, per cementare il patto fra di loro; e piante di ulivo, per stringerne uno con la nuova terra. Il patto era: io ti darò olive per accompagnare il pane, olio per la cucina e la lucerna, legna per il focolare; tu mi darai acqua se piove poco, farai respirare con la zappa le mie radici, toglierai il legno sterile dalle mie spalle.

..Cambiavano dèi, popoli, lingue, città “derivate” sostituivano le antiche, ma quel patto di reciproca assistenza non conosceva interruzione. Non tutti hanno avuto cura del proprio padre, qualcuno l’ha lasciato morire da solo, e la statistica sui parricidi ci dice che, in tanti secoli, c’è stato chi ha ucciso il suo. Ma persino chi non accudì il padre continuò a farlo con gli ulivi.

stemma regione puglia
Lo stemma della regione Puglia che presenta un ulivo al centro

Questo pezzo mi fa venire in mente il rapporto tra i cittadini meridionali e gli antichi patriarchi. In quest’ultimo periodo gli ulivi stanno subendo continue minacce. Dalla vicenda “xylella” alla costruzione del gasdotto TAP, fino a chi taglia selvaggiamente interi alberi per venderne il legname. Quest’ultimo, un gesto che provoca un’indescrivibile perdita a scapito di una manciata di denaro. Nella foto ci sono alcuni alberi colpiti da “xylella” e altri che sono sani. La malattia sta attaccando moltissime piante e nonostante sia passato tanto tempo da quando il batterio ha iniziato a diffondersi, non è ancora chiaro come agire per contenere l’emergenza. Lo stato si è preoccupato di attuare misure per evitare la diffusione della malattia e non di salvare gli ulivi colpiti. Gli agricoltori, disperati, sperimentano da autodidatti tutte le possibili soluzioni per salvare le piante. La realtà dei fatti è che il territorio sta perdendo, giorno dopo giorno, la sua identità oltre che ad una fonte di reddito per suoi cittadini. Come si vede nell’immagine a lato, lo stemma della regione Puglia presenta al centro un albero di ulivo.

Terroni è un libro che analizza i fatti del passato e quelli più recenti dimostrando come il nord ha costruito il suo sviluppo su un sud trattato come colonia da sfruttare ed abbandonare. Le radici dell’industrializzazione del settentrione, dell’emigrazione dei meridionali, del degrado sociale ed ambientale delle città del sud, affondano in una storia che dura da 150 anni, e che l’autore illustra con semplicità e chiarezza.
Terroni è un libro che non dovrebbe mancare nelle case di tutti gli italiani.

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In evidenza: Terroni, Pino Aprile (2013)

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